7 Mar. siamo in trincea




Da leggere perchè molto interessante-Ci sarebbe da sorridere, se non si stesse parlando del decreto che recepisce nella nostra legislazione la Direttiva 2009/28/CE relativa alla promozione delluso delle fonti rinnovabili (FER); decreto approvato dal Consiglio dei ministri di gioved scorso. In sostanza quello approvato dovrebbe essere lo strumento che dovrebbe permetterci di raggiungere lobiettivo di produrre con fonti rinnovabili il 17% dei consumi finali di energia primaria entro il 2020.
Quale commento fare a quanto partorito dal nostro Governo? Per prima cosa che redarre un piano sulle FER senza aver prima approvato una strategia energetica non cosa intelligente, purtroppo la scelta di definire la strategia energetica ex post, leggendola in controluce su scelte gi fatte, non fa altro che fare disastri.
Il decreto era stato assemblato insieme a Confindustria e ad altri soggetti durante l'autunno, ma poi ognuno ha tentato di tirare la coperta dalla propria parte ed il governo piuttosto che difendere una propria linea con chiarezza, piuttosto che dirigere la musica, si limitato a dare un contentino alle diverse parti, col risultato di partorire un obbrobrio legislativo che piuttosto che favorire, mortifica le fonti rinnovabili. Il peggio che si possa fare con queste fonti quello di fare politiche a singhiozzo, come fecero gli USA nel periodo 1998-2005: l'altalena dei provvedimenti causa una altalena degli investimenti che crollavano e poi si impennavano. Questo esempio, scrive un consigliere dellex ministro Marzano dovrebbe far parte del bagaglio di analisi per il nostro governo e in particolare per il Ministro dello Sviluppo Economico, ma non così purtroppo.
E invece accaduto che per un anno e mezzo il governo abbia ritardato la definizione del conto energia (parliamo di fotovoltaico) entrato in vigore il primo gennaio di questanno, ed accaduto che poi con un decreto (il decreto Alcoa, convertito nella Legge n.129 del 3agosto2010) abbia introdotto una scellerata norma che permetteva in deroga al nuovo conto, di permettere di continuare a percepire i sussidi del vecchio a tutti coloro che pur avendo tempo di allacciare gli impianti entro il 30 giugno 2011, avessero comunicato al GSE di aver installato i pannelli entro il 31 dicembre 2010. Questa norma ha fatto arrivare al GSE segnalazioni per una potenza di circa 3.700 MW, quantità che unita al prevedibile record di installazioni 2010 (non sapendo fino all'estate gli importi degli incentivi per il 2011 le imprese si sono date da fare nel 2010), ha di fatto praticamente esaurito il tetto del nuovo conto energia che avrebbe dovuto durare sino a fine 2013. Ora il nuovo decreto azzera tutto affermando che gli incentivi del nuovo conto energia saranno in vigore per soli 5 mesi: scadranno il 31 maggio prossimo! Gli incentivi in vigore dal primo giugno saranno decisi con un nuovo strumento legislativo. Come sistema stabile e prevedibile per favorire gli investimenti e lo sviluppo di una filiera italiana non c'è male, non convenite?
Sempre per il fotovoltaico il ministro Galan si dice orgoglioso della norma che limita al massimo a 1 MW la potenza installabile a terra, e gode di aver bloccato cos i grandi impianti fotovoltaici che sono una bestemmia dal punto di vista paesaggistico ed un insulto all'agricoltura. Devo dire che pur essendo sfavorevole a grandi impianti a terra trovo fuori tono queste prese di posizione, giunte anche da parte ambientalista. Per prima cosa perchè se gli agricoltori hanno problemi economici e trovano nel fotovoltaico una possibile integrazione di reddito, il problema non sono i pannelli ma l'agricoltura che oggi non remunerativa e allora il problema non il sole ma sono le regole che non permettono ai contadini di essere pagati in modo dignitoso, allora il problema la politica agricola comune europea, allora il problema laccordo agricolo WTO che da anni ci si batte perch sia abrogato perchè l'agricoltura una attività speciale, il cibo non una merce qualunque. Si preoccupi di questo il ministro Galan innanzitutto!
Non si vogliono impianti enormi? Ok allora stabiliamo gli incentivi in modo da indirizzare lo sviluppo su impianti su tetti e coperture, su serre e su aree dismesse. Il Ministro Romani sembra invece intenzionato a buttare -come stato detto da molti- il bambino con l'acqua sporca, perch bloccare gli investimenti farebbe crollare interi settori dell'industria e dei servizi, gettando al vento i soldi che saranno erogati per ventanni, visto che sinora si gridato - al lupo, al lupo - non per quanto speso, ma per quanto spenderemo.
Per le altre fonti (eolico, biomasse, mini-idro) lo strumento dei certificati verdi viene ulteriormente tagliato del 30% e con effetto retroattivo, anche in questo caso, si tratta di un intervento che ne segue uno analogo dello scorso anno, dunque un ennesimo cambio di marcia che certo non fa bene al treno in corsa.
Per gli impianti oltre i 5 MW si stabilisce un sistema di aset che a onor del vero all'estero non ha dato buoni risultati e che da noi piaceva solo all'Enel.
Sulle rinnovabili termiche si annunciano finalmente degli incentivi (purtroppo in questi anno i pannelli solari termici sono stati trascurati), ma la loro definizione rimandata ad ulteriori decreti, pertanto per ora siamo fermi a dichiarazioni di intenti.
La verità che in atto una campagna per gettare fango sull'intero settore delle fonti rinnovabili che in un solo anno ha installato capacità generativa equivalente a uno dei mega reattori nucleari da 1.600 MW che si vogliono installare in Italia e che hanno bisogno di minimo otto anni, per essere costruiti. Campagna che sfrutta abilmente alcuni dati omettendone altri. Gli incentivi per le fonti rinnovabili pesano infatti per meno della metà del totale degli oneri di sistema che compongono la bolletta elettrica: nel 2010 circa 2,7 miliardi su un totale di oltre 5,8 miliardi di euro.
Tutti puntano il dito su questi 2,7 miliardi ma nessuno lo fa contro il quasi miliardo di euro di IVA che in maniera del tutto scorretta lo Stato incamera su questi oneri; nessuno ricorda che ogni anno milioni di euro li paghiamo per il vecchio nucleare (285 milioni nel solo 2010, quando i costosissimi incentivi al fotovoltaico nel 2009 sono stati 303 milioni! Circa 110 milioni nel 2008), idem per oltre 1,2 miliardi di euro per il noto CIP6, che, seppur in esaurimento, ancora nel 2010 incentivava le cosiddette fonti assimilate che altro non sono che fonti fossili. Inoltre, sono da conteggiare le agevolazioni che riguardano le Ferrovie dello Stato, e che lo scorso anno ammontavano a 355 milioni di euro. Detto questo il discorso va completato con unaltra considerazione, ovvero che le FER a fronte dei sussidi che ricevono producono lavoro, ricchezza, entrate fiscali, risparmi negli acquisti di combustibili fossili, riduzione delle emissioni climalteranti e nessuna ipoteca sul futuro dei nostri figli, diversamente dal nucleare.
Tornando al decreto, si può concludere che risulta certamente discrepante il suo contenuto rispetto al Piano di Azione per lo Sviluppo delle Rinnovabili redatto la scorsa estate, confermando che si trattava di un documento non politico, frutto dell'analisi tecnica del personale del ministero. Molti stanno sollevando un problema di incostituzionalit per il decreto di giovedì scorso, ma il nocciolo della questione che l'attuale governo nelle fonti rinnovabili non crede e se legifera, lo fa solo perch obbligato di vincoli europei e lo fa nel peggior modo possibile, come ben sa fare. fonte roberto meregalli